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Polipodio (polypodium vulgare)


Si rinviene nei boschi, nelle zone umide ed ombrose, sui tronchi, ai piedi degli alberi, abbarbicato alle rupi ed ai vecchi muri.

 

La tradizione popolare riconosce al polipodio leggere qualità lassative e per questo veniva usato in passato per i bambini, le persone deboli e anziane per aiutale nel caso
  soffrissero di stitichezza cronica. La parte utilizzata era il rizoma per la
sua capacità di fluidificare e stimolare la secrezione biliare, favorendo i processi digestivi e una normale evacuazione intestinale.

 

Quando ancora esisteva un rapporto tra i bambini e la natura spesso questi amavano masticare il polipodio perchè ha una sapore dolciastro che ricorda quello della liquirizia.

 

Ma la caratteristica che principalmente vogliamo ricordare si riferisce a ben altro.

In passato, nel medioevo ma ancora in tempi recenti il polipodio veniva chiamato anche " erba da guadagno " perchè secondo antiche tradizioni  esoteriche si diceva portasse fortuna nel gioco e quindi nelle lotterie, oltre che proteggere durante le epidemie.  Però c'era il trucco: si doveva portare addosso senza saperlo.


A parte questo aspetto... veniale, ricordatevi che il polipodio è una pianta epifida molto adatta per decorare i vecchi alberi quasi sterili e rimbellire così il giardino. Per fare ciò è sufficiente staccarlo dai tronchi dove è nato allo stato selvatico : nell'effettuare l'operazione bisogna portar via la maggior parte del muschio che gli
serve da suolo. Poi basterà poggiarlo su un grosso ramo o in una biforcazione, legarlo per non farlo cadere, e distribuirvi un po' di terriccio o di muschio per aiutare il rizoma a riprendere. Stesso procedimento per dare un pò di colore ai muri, però non fate il trapianto durante i periodi di siccità

 

Il polipodio è anche conosciuto con i seguenti nomi: Felce dolce, racalissu, raixe duse, argalizia sarvaja, vergurissa, feles dolsa, pimpirimporio, felza, musco quercino, filicola, filicicchia, figili cerbinu.