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Questi fantasmi

 

«Al principio nient'altro che il silenzio notturno. Poi dei colpi, un rumore di catene smosse. Il fantasma camminava lentamente, come impedito dalle catene. Varcata la soglia, vòlta dalla parte del cortile, d'improvviso svanisce, abbandonando il suo accompagnatore. Questi, rimasto solo, fa un mucchietto d'erba e di foglie per ricordarsi esattamente del posto; il giorno dopo va dalle autorità a dire che facciano scavare. Scavando, trovano uno scheletro incatenato: ossa nude, rose dal tempo e dall'umidità mescolate ai ferri. Dopodiché, per cura dell'amministrazione, ai poveri resti venne data degna sepoltura e da allora, in quella casa, non si sentì più nulla.»
Così dice la testimonianza scritta da Plinio il Giovane nel I secolo a.D.: in essa si racconta di come il filosofo Atenodoro fosse riuscito a risolvere un caso di infestazione in un'abitazione ateniese.
Fantasmi, spiriti, spettri, ombre, larve...
Parole che, come gli stessi incorporei soggetti a cui fanno riferimento, provano a fissare forma e concetto di qualcosa a cui l’uomo ancora non sa dare un nome preciso, né una collocazione, né un significato.
E se è vero che la lingua rispecchia i suoi parlanti, così si nota come nelle diverse accezioni i termini collegati a questo impalpabile mondo siano altrettanto confusi ma com’esso non per questo meno presenti, aleggianti come vapore in ogni cultura.
Cosa sono? Esistono veramente? Come si presentano? Quali caratteristiche hanno? Cosa fanno?
E soprattutto perché lo fanno.
Forse la domanda così posta, «I fantasmi esistono?», è una contraddizione in termini. La risposta è di per sé affermativa, in quanto esistono come concetto: un racconto esiste, una leggenda esiste, esiste in quanto racconto e in quanto leggenda. Ma si sa che questa domanda sottende il chiedere se quelli chiamati “fantasmi” siano effettivamente le anime dei defunti tornate a noi, oppure restate - per volontà o malauguratamente - tra di noi.
Le testimonianze sui fantasmi non sono qualcosa di moderno o leggende coniate ad hoc unicamente per gli e dagli amanti del gotico, ma risalgono all'antichità e anche la Bibbia ne riporta. Nella Grecia e nella Roma antiche si possono riscontrare tracce di esseri disincarnati, nel mondo celtico accanto agli spiriti vi sono spiritelli, fate, druidi, draghi e molte altre evanescenti creature; le culture arabe e nomadi pullulano di genii e spiriti, in quelle africane è d’uso parlare o litigare con i propri avi. E fantasmi d’uomini e animali compaiono tra gli indiani d’America…
A differenza di qualunque altro tipo di leggenda, i fantasmi sembrano fare parte di un sapere e di un bagaglio comuni. Da che esiste, l'uomo si direbbe convivere con essi, di volta in volta e di cultura in cultura chiamati in modi diversi, venerati rispettati o paventati. Siamo forse noi, oggi, ad essere i più lontani da questa sensibilità che tuttavia cacciata dalla porta rientra dalla finestra tramite film, racconti, leggende, gusto per l'orrore e la morte, dirette eredità dell’epoca romantica che tanto amava lo spiritismo. Ma se dunque il fantasmatico esiste da che esiste l'uomo, è possibile che sia soltanto leggenda?
«Mamma li spiriti!!!»
Uno “spirito” ha per noi pressappoco il significato di un fantasma, ma in realtà è un termine più legato all'anima in quanto tale, al respiro vitale, alla forma energetica che anima, per l'appunto, i corpi; il termine “spirito” (lo spirto dell’italiano poetico) è infatti spesso collegato a mondi divini: troviamo così gli spiriti infernali, gli spiriti celesti, i puri di spirito... e naturalmente “una persona di spirito” è qualcuno di assai simpatico.
Anche “ombra” è un termine che viene, o forse più veniva, usato; l'ombra è di fatto una zona dove la luce viene a mancare, ma è anche qualcosa di indistinto e molto spesso ha forma umana; comunque è per lo meno una figura, una sagoma: ed è infatti anche un «fantasma, spettro, spirito», come riporta il vocabolario (...del resto, un fantasma non ha sempre e necessariamente forma umana). E naturalmente, Il Regno delle Ombre è l’Aldilà.
L'ultimo termine infine assai suggestivo è “larva”, che altro non è che un ennesimo modo per designare la medesima cosa. Presso gli antichi romani era così detto uno spettro o fantasma di persona morta, talvolta maligno; e il medesimo termine nell'Ottocento, in un’accezione assai interessante e non scevra di un certo gusto orrorifico, significava “maschera” [cfr. p.es. Giuseppe Verdi, Rigoletto, Atto I Scena XV: «Ch'io pur mi mascheri; / A me una larva!»]: che forse una figura mascherata, mettendo in ombra la propria identità, sfumi i propri contorni divenendo simile ad un fantasma?...
…Perché fantasma?
Quelli fin qui detti non sono tuttavia i nomi più usati. Forse “ombra” e “larva” sono quelli che, appartenenti ad un italiano ormai quasi dismesso, con maggior frequenza si presentano in romanzi e libretti, ma in effetti i termini più correnti sono “spettro” e, soprattutto, “fantasma”.
Ed essi hanno una radice di senso comune.
Il termine “spettro”, che ha anche significato in fisica, ottica, acustica, e in altre scienze affini, deriva dal latino spectrum il quale a sua volta traduce il greco eidolon, contenente la radice id(vid). Significa infatti, nel termine latino specere, “osservare”. E la sua definizione in italiano è proprio «Fantasma, larva, ombra con sembianze di persona morta».
“Fantasma”, la cui etimologia risulta interessante perché propria di due significati, deriva dal latino e dal greco phantasma che si traduce “immagine, figura”; e dal greco phantazo “io appaio, io mostro”.
Essi infatti si mostrano ai vivi, e lo fanno nei modi più disparati.
Ormai dalla scienza appurati come fenomeni realmente manifestantisi, nessuno pare però sia riuscito ancora a darne una precisa definizione né a trovarne, come hanno asserito alcuni studiosi, un utilizzo di qualsivoglia genere.
I fantasmi sono ormai usciti dallo spiritismo ed entrati nella scienza. Del resto, comunque, lo spiritismo stesso era nato come scienza. Ma questa, forse, è un’altra storia

 

Beatrice G.
12 settembre 2012

 


[Tutte le definizioni sono state tratte da: Lo Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli, Zanichelli editore, Dodicesima Edizione, Bologna, 2004].

 

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