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Le mura ciclopiche di Alatri

 

Un mistero per un popolo di agricoltori così arcaico.

Il monumento più caratteristico della città di Alatri è l’Acropoli, ciclopica costruzione di epoca preromana, la cui ardita struttura è caratterizzata da possenti muraglie in opera poligonale. Queste mura, sorprendenti per la grandezza dei massi impiegati e per l'elevazione raggiunta, racchiudono una vasta area sopraelevata (19.000 mq.) del al centro dell’abitato.

 

Degne di ammirazione sono le due porte di accesso:

 

Porta Maggiore ubicata sul lato meridionale con architrave monolitico di straordinarie dimensioni;

 Porta Minore, assai meno imponente ma di uguale suggestione per la presenza all'interno di un angusto corridoio ascendente, perfettamente conservato.

 
Che i loro "accampamenti" fossero circondati da imponenti mura ciclopiche, realizzate con enormi pietre poligonali unite ad incastro senza malta, è un aspetto molto interessante ma è anche un mistero per un popolo di agricoltori così arcaico.

Ma vediamo di approfondire questo mistero.

In Italia le mura ciclopiche sono un po' ovunque in particolare nel centro e nel meridione.

Ma come mai ?

Esiste una linea logica che unisce tutte queste opere?

È possibile che le mura ciclopiche siano la testimonianza di un'unica antichissima civiltà ?

E quale potrebbe essere l’origine di tale civiltà ?

Indigena o, come sembra più probabile, di origine mesopotamica ?

Ed esistono collegamenti con altre famose opere come Stonehenge ed i vari dolmen sparsi per l’Europa ?

 

Sembrerebbe proprio di si.

Seguitemi:

Una ipotesi circa l'origine del nome Alatri proviene dalla traduzione delle tavolette rinvenute nel 1934 presso Tell Hariri (città della Siria).

Centro di un possente stato Mari sorgeva sul corso dell'Eufrate e gli scavi del palazzo reale di Zimri-Lim ci hanno restituito oltre 20.000 tavolette d'argilla le quali svelano ogni segreto di corte. Ebbene, una di queste tavolette riporta una lettera che il re di Mari (Shamsi-Adat) invia a suo figlio (Yasmakh) informandolo di aver avuto notizie riguardanti l'ottimo stato delle poderose fortificazioni di Alatri. Quindi sarebbe esistita in Mesopotamia una città di nome Alatri i cui abitanti, avrebbero raggiunto i monti della ciociaria per costruirvi una possente acropoli. Potrebbe sembrare una forzatura o solo una coincidenza, ma andiamo avanti con la ricostruzione.

Chi ha ancora reminiscenze scolastiche si ricorderà che Omero chiamava Pelasgi gli abitanti di Ilio o se preferite di Troia, in Anatolia.

Possiamo dire che prima delle invasioni elleniche del II millennio a.C., i Pelasgi erano una popolazione che, in tempi preistorici, occupava un vasto territorio.

Secondo gli scavi di Catalhoyuk realizzati nel 1955 e nel 1979, essi migrarono dall'Asia Minore nel IV millennio a.C. e si stabilirono intorno al bacino dell'Egeo fino all'Italia meridionale molto prima dei Greci.

Secondo Tucidide, come per Sofocle, anche i Tirreni (altro nome per gli Etruschi) sono annoverati tra i Pelasgi. Tucidide (I 7, 1) , inoltre, cita i Pelasgi come un popolo che cingeva con mura i suoi insediamenti.

Dionigi di Alicarnasso nel suo "Antichità Romane" nel I sec. a.C., riferiva: "Ellanico di Lesbo dice che i Tirreni prima si chiamavano Pelasgi e presero il loro attuale nome dopo che si stabilirono in Italia". Dice ancora Dionigi di Alicarnasso: "Dopo che i Pelasgi ebbero lasciato la regione, le loro città furono occupate dai popoli che vivevano nelle immediate vicinanze, ma principalmente dai Tirreni, che si impadronirono della maggior parte di esse, e delle migliori. Sono convinto che i Pelasgi fossero un popolo diverso dai Tirreni. E non credo nemmeno che i Tirreni fossero coloni Lidii, poiché non parlano la lingua dei primi."

Sembra che il termine Pelasgi significhi "stranieri". Infatti originariamente il loro nome era Hethei.

Secondo la Bibbia essi discendevano da Het, nipote di Cam, figlio di Noè.

Alcuni studiosi hanno individuato nei Pelasgi caratteristiche non indoeuropee soprattutto di tipo linguistico e culturale. Per esempio toponimi non greci nella regione, miti e divinità che non hanno equivalenti in altri popoli indoeuropei e anche alcune iscrizioni (di particolare interesse quelle di Lemnos), che usano una versione dell'alfabeto greco occidentale simile a quello degli Etruschi.

C'è da dire che mancano elementi di prova sicuri e questo non permette agli studiosi di trarre conclusioni unanimi per affermare con certezza che i Pelasgi furono tra i più antichi abitanti dell'Europa e che la loro civiltà fiorì anche nel nostro paese.

Resta il fatto che le mura ciclopiche, a cui spesso è difficile dare una datazione esatta e che ci riconducono alle caratteristiche tipiche di fortificazioni pelasgiche, rappresentano una costante in una zona molto vasta del territorio italiano (altre testimonianze anche nelle altre regioni di questo sito).

Una panoramica che spazia su questi antichissimi resti archeologici, permette di raccogliere molti elementi comuni che inducono il sospetto che le mura megalitiche siano vestigia di un'unica cultura che non deve essere localizzata esclusivamente nella penisola italica ma ben oltre.

Al riguardo ricordiamo la presenza di innumerevoli opere sparse nel continente europeo con caratteristiche simili e concludiamo con quanto affermato da Robert Graves nel suo saggio "I Miti Greci".

Il Graves fa rilevare che le origini della mitologia greca ha radici in quella dei Pelasgi, soprattutto per ciò che concerne il culto della Dea Bianca, ovvero la Grande Madre, divinità femminile primordiale che si manifesta nella terra e nella capacità di generare come mediazione tra il divino e l'umano.

Ed il culto della Dea Bianca si ritrova nella mitologia celtica, portata fino alle isole britanniche dalle migrazioni pelasgiche.

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