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 Rocca di Zumaglia (BI)

Uno dei Castelli, o meglio, delle Rocche che meritano una visita è senz'altro la Rocca di Zumaglia (BI); sarete pervasi da una sensazione molto particolare .

Come ci ha descritto molto bene una nostra amica del Forum:

"Predisponetevi all'ascolto del silenzio del bosco attorno, al  fruscio del vento, al richiamo dei corvi...racconteranno più di mille parole...."

La collina si presenta arrotondata e ammantata di una fitta vegetazione. A circa 400 metri dal brich (termine piemontese per collina) si trova il poco più basso Mont Prevè (660 m); le due colline sono separate da una sella boscosa a quota 620 m. e la loro conformazione spiega il toponimo Zumaglia che deriva da zumaja, un termine biellese che significa mammella, come appaiono le due colline gemelle se viste da lontano.

 

 

Sulla cima del brich si trova un il castello di Zumaglia risalente al 1291.

 

Nel 1377, quando la rivolta capeggiata dal canonico Ardizzone Codecapra pose fine al dominio dei vescovi di Vercelli sul Biellese, la rocca di Zumaglia seguì la sorte di Biella e passò sotto il dominio diretto di Amedeo VI di Savoia. Quasi completamente distrutto nel 1556, è stato ricostruito solo quattro secoli dopo, nel 1937, per opera del conte Vittorio Buratti. Attualmente viene spesso utilizzato per iniziative culturali tra cui una rassegna estiva di teatro itinerante.

 

Il castello è circondato da un parco nel quale sono tutt'ora presenti alberi di specie rare o esotiche anche di notevoli dimensioni.
I fitti boschi di castagno che ammantano il Mont Prevè sono invece quelli tipici della collina biellese. 

 

Le leggende legate a Zumaglia ed al suo castello sono molte.

Siamo nel 1500 ed all'epoca imperversava  Filiberto Ferrero Fieschi, personaggio crudele ed inviso a tal punto che si narra che alla sua morte gli stessi diavoli accorsero e ne fecero scomparire il corpo e l'anima in una voragine di fuoco.

 

Altro crudele abitante del castello fu il crudele vescovo Giovanni Fieschi (1348-1384) di cui si racconta che si aggiri ancora intorno al castello, nelle notti di plenilunio, sotto forma di una capra dalle lunghe corna, alla ricerca del suo tesoro sotterrato; a guardia di questo tesoro ci sono però gnomi che ne  ostacolano il ritrovamento, in tutti i modi.

 

A proposito degli gnomi si racconta che questi, durante la notte, si divertono a tagliare le chiome alle  ragazze di Zumaglia.

 

Si narra anche che, nelle notti di pioggia e tempesta, compaia un fantasma che stende, inutilmente, panni sporchi di sangue per far lavare dalla pioggia il sangue che ha fatto spargere in vita.

 

Al riguardo una nostra amica di FB, Beatrice Gaggiotti, ci propone questo interessante collegamento con le leggende nordiche. Ve lo riportiamo qui di seguito perchè riteniamo interessante ricercare i fili sottili che uniscono leggende tra luoghi solo apparentemente distanti ma che forse sono più prossimi di quanto siamo propensi ad immaginare.

 

"La lavandaia che lava i panni insanguinati è una figura che si ricollega anche alle Banshee: queste sono irlandesi, ma in Scozia esistono le Bean Nighe, che letteralmente significa «lavandaia dei guadi»; questo nome deriva dal loro comportamento: esse infatti si aggirano lungo i torrenti e lavano nell’acqua corrente le vesti funebri macchiate del sangue del defunto o di chi sta per morire. Le Bean Nighe sono gli spiriti delle donne morte di parto: esse non riescono a trovare pace e vagano fino al giorno in cui sarebbero morte per cause naturali. A differenza delle Banshee, non sono belle: hanno una narice sola, un grande dente sporgente, i piedi palmati e seni penduli. Si dice che se un mortale riesce ad avvicinarsi furtivamente e succhiare il suo seno, possa pretendere d’essere suo figlio adottivo e chiederle di esaudire un suo desiderio."

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