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 Misteri di Lanciano - Abruzzo e Molise - Chieti    

 

La città di Lanciano è veramente una città in cui ogni pietra, ogni angolo nasconde o mostra un mistero, un incanto, una storia in cui piace perdersi. Girare per le sue strade è un viaggio nel tempo e nella fantasia; lasciamola fluire e lasciamoci guidare alla scoperta di un nostro passato ricco di leggende, di immagini sacre di manifestazioni di una cultura in cui affondano le nostre radici.

Andiamo a trovare e scoprire alcuni dei luoghi magici di Lanciano grazie al racconto del nostro amico archeologo Ettore Dragani che si interessa all'archeologia e ai misteri fin dall'adolescenza, specializzato in topografia antica e medioevale, che svolge attività di ricostruzione storica e di archeologia sperimentale.

 

Buona lettura e buon viaggio

 


LANCIANO CITTA' DEI MIRACOLI
di Ettore Dragani (notizie sull'autore)

 


Lanciano è una cittadina della provincia di Chieti, ricco scrigno di storia, di arte e di misteri.
Fra gli altri “misteri” di questo luogo, ve ne sono due particolarmente attraenti: i due miracoli eucaristici, come se uno solo di questi eventi prodigiosi, già di per sé straordinari, fosse troppo poca cosa.
Il primo Miracolo Eucaristico di Lanciano ebbe luogo intorno all'anno settecento; in quel momento storico, in oriente, era in corso la violenta persecuzione iconoclasta dell’imperatore Leone Isaurico, che fra l’altro colpiva duramente i monaci; perciò molti di essi (secondo probabili stime, circa 50.000)lasciarono i territori bizantini orientali e si rifugiarono in Italia; una comunità si stabilì a Lanciano, presso la chiesa dei santi Longino e Domiziano.
Un giorno un monaco, nel celebrare la messa, fu colto da un dubbio di fede; e, come in risposta celeste al suo cruccio interiore, l’impossibile avvenne: al pronunciare le parole della consacrazione, la transustanziazione si fece visibile: l’ostia divenne sensibilmente carne, e il vino divenne sensibilmente vivo sangue.
La reliquia fu chiusa in un primo momento in una custodia di avorio. Successivamente furono chiuse in un vaso di cristallo, deposto, questo, in un armadio di legno, chiuso con quattro chiavi. Un vaso contenente il sangue di Gesù evoca suggestivamente l’idea di Graal.
Nel 1920, furono poste (le reliquie) dietro il nuovo altare maggiore. Dal 1923, la "carne" è esposta nella raggiera di un ostensorio, mentre i grumi di sangue disseccato, sono contenuti in un specie di calice di cristallo ai piedi di questo ostensorio.

La chiesa successivamente passò ai benedettini (1274 –1229); quindi, dal 1229 al 1252 al clero diocesano, e infine ai francescani, che la officiarono fino alle soppressioni napoleoniche del 1809 e ritornandovi nel 1953.
Vi furono ricognizioni, con concorso di medici ed ecclesiastici, nel 1574, nel 1637, 1770,1866, nonché nel 1970; questa ultima ricognizione ha dato dei risultati che hanno conferito clamorosa fama , in tutto il mondo, alle reliquie di questo miracolo.
Il dott. Edoardo Linoli, capo del servizio all'ospedale d'Arezzo e professore di anatomia, di istologia, di chimica e di microscopia clinica, coadiuvato del prof. Ruggero Bertelli dell'Università di Siena, prelevarono dei campioni delle reliquie. Il 18 novembre 1970 ebbero luogo le analisi in laboratorio. Il 4 marzo 1971, il professore presentò un accurato referto degli esami eseguiti.

In sintesi, i risultati sono i seguenti:

 

1. La "carne miracolosa" è veramente carne costituita dal tessuto muscolare striato del miocardio.

2. Il "sangue miracoloso" è vero sangue: l'analisi cromatografica lo dimostra con certezza assoluta e indiscutibile.

3. Lo studio immunologico manifesta che la carne e il sangue sono certamente di natura umana e la prova immunoematologica permette di affermare con tutta oggettività e certezza che ambedue appartengono allo stesso gruppo sanguigno AB. Questa identità del gruppo sanguigno può indicare l'appartenenza della carne e del sangue alla medesima persona, con la possibilità tuttavia dell'appartenenza a due individui differenti del medesimo gruppo sanguigno.

4. Le proteine contenute nel sangue sono normalmente ripartite, nella percentuale identica a quella dello schema siero-proteico del sangue fresco normale.

5. Nessuna sezione istologica ha rivelato traccia di infiltrazioni di sali o di sostanze conservatrici utilizzate nell'antichità allo scopo di mummificazione. Certo, la conservazione di proteine e dei minerali osservati nella carne e nel sangue di Lanciano non è né impossibile né eccezionale: le analisi ripetute hanno permesso di trovare proteine nelle mummie egiziane di 4 e di 5.000 anni. Ma è opportuno sottolineare che il caso di un corpo mummificato secondo i procedimenti conosciuti, è molto differente da quello di un frammento di miocardio, lasciato allo stato naturale per secoli, esposto agli agenti fisici atmosferici e biochimici.

 

Il prof. Linoli esclude categoricamente anche l'ipotesi di un falso compiuto nei secoli passati: "Infatti, dice, supponendo che si sia prelevato il cuore di un cadavere, io affermo che solamente una mano esperta in dissezione anatomica avrebbe potuto ottenere un "taglio" uniforme di un viscere incavato (come si può ancora intravedere sulla "carne") e tangenziale alla superficie di questo viscere, come fa pensare il corso prevalentemente longitudinale dei fasci delle fibre muscolari, visibile, in parecchi punti nelle preparazioni istologiche. Inoltre, se il sangue fosse stato prelevato da un cadavere, si sarebbe rapidamente alterato, per deliquescenza. o putrefazione.

 

I risultati delle analisi del prof. Linoli vennero pubblicati in Quaderni Sclavo in Diagnostica, 1971, fasc. 3 (Grafiche Meini, Siena) e suscitò un grande interesse nel mondo scientifico. Anche nel 1973, il Consiglio superiore dell'Organizzazione mondiale della Sanità, O.M.S./O.N.U. nominò una commissione scientifica per verificare, attraverso analisi di controllo, le conclusioni del medico italiano. I lavori durarono 15 mesi con un totale di 500 esami. Le ricerche furono le stesse di quelle attuate dal prof. Linoli, con altri complementi. Queste ulteriori ricerche e verifiche non fecero altro che confermare le conclusioni del prof. Linoli.

 

In particolare, fu dichiarato che i frammenti prelevati a Lanciano non potevano essere assimilati a tessuti mummificati. La loro conservazione dopo quasi dodici secoli, in reliquiari di vetro e in assenza di sostanze conservanti, antisettiche, antifermentative e mummificanti, non è scientificamente spiegabile: infatti i vasi che racchiudono queste reliquie non impediscono l'accesso dell'aria e della luce né l'entrata di parassiti d'ordine vegetale o animale, veicoli ordinari dell'aria atmosferica. In quanto alla natura del frammento di carne, la commissione dichiara senza esitazione che si tratta di un tessuto vivente perché risponde rapidamente a tutte le reazioni cliniche proprie degli esseri viventi.

 

 

Il secondo miracolo eucaristico, noto per essere stato raffigurato da celebri artisti quali Paolo Uccello ed altri, avvenne nel 1273: una donna, di nome Ricciarella, che era tradita e maltrattata dal marito, su suggerimento di una fattucchiera sua vicina di casa, fingendo di comunicarsi rubò l’Ostia Santa, con l’intenzione di impiegarla in un rito sacrilego, per ottenere un filtro d’amore per suo marito. Ricciarella e la fattucchiera sua complice, nella stalla al pianterreno della casa della prima, posero una tegola ad arroventarsi sulla brace, e vi gettarono sopra l’Ostia consacrata: questa subito si trasformò parzialmente in carne, e colò abbondante sangue; le due donne, spaventate dall’evento inaspettato, interruppero il rito nefando, avvolsero tegola insanguinata e Ostia in una tovaglia e seppellirono il tutto nella stalla stessa. Il marito, che esercitava il mestiere di mulattiere, la sera tornò con i suoi giumenti. Le bestie si rifiutavano di varcare la porta della stalla; riuscì a farle entrare solo a forza di bastonate, e una volta dentro fecero un giro intorno al punto dove era stato seppellito l’involto, evi si inginocchiarono sopra; al mattino dopo, i muli uscivano solo con le terga rivolte verso la porta, come se avessero desiderato “non dare le spalle”; siccome ogni sera si ripeteva il medesimo “teatrino”, il marito di Ricciarella, dopo qualche giorno, pensò di scavare nel punto dove i muli si inginocchiavano; trovò la tovaglia insanguinata e il resto e chiese spiegazione a sua moglie. Quest’ultima disse al marito che cosa era avvenuto, e, pentitasi, si confessò al priore del vicino convento di S. Agostino, tale Iacopo Diotallevi. Questi, essendo originario di Offida (AP), portò le reliquie al suo paese natale, dove sono solennemente festeggiate il 3 maggio di ogni anno. Recentemente (2003) un frammento dell’ostia e della tovaglia insanguinata sono state riportate a Lanciano, e sono esposte nella chiesa di S. Croce, la quale è stata ricavata dalla stalla della Ricciarella dove avvennero i fatti.

 

Se vi interessa visitare questi posti od altri luoghi misteriosi d'Abruzzo vi segnalo che ho avuto modo di apprezzare la simpatia, la cortesia e la disponibilità degli organizzatori dei "Viaggi della Lumaca".

Per ogni informazione sui loro tour  vi lascio i loro riferimenti:
web: www.viaggidellalumaca.eu
Cellulare: +39 329 84 78 926
E-mail:   info@viaggidellalumaca.eu
skype:  viaggidellalumaca
Facebook: viaggi della lumaca

 

 

ETTORE DRAGANI
Nato a Pescara nel 1968, laureato in giurisprudenza e in archeologia (conservazione dei beni culturali archeologici) ;interessato all'archeologia e ai misteri fin dall'adolescenza, specializzato in topografia antica e medioevale, svolge attività di ricostruzione storica e di archeologia sperimentale.
Sta effettuando ricerche sui "segni di presenza" di templari e corporazioni di mestiere in Abruzzo e Molise; autore del libro "una rete per S. Tommaso" (editore Alfredo Padovano Pescara 2001) sugli aspetti simbolico-antropologici del culto di S. Tommaso apostolo in Ortona (CH); ha ideato ed effettuato ricerche per il documentario in DVD "i templari in Abruzzo" (edizioni menabò, Pescara 2007); attualmente impegnato in ricerche e ricognizioni sul campo per l'individuazione e il censimento di manufatti e segni di presenza legati all'immaginario templare e compagnonico, nonchè nella scrittura di alcuni libri ed opuscoli.

 

 

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