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TORCHIARA (Parma) La camera d'oro.

Sono tante le storie d'amore che ci ha lasciato il nostro passato. Storie d'amore intrecciate a storie di guerra, personaggi cruenti, guerrieri che si sono lasciati conquistare da una dolce storia d'amore.

A Torchiara possiamo trovare un grande tributo d'amore di uno dei più grandi condottieri del medioevo: Pier Maria II de' Rossi, detto il Magnifico (Berceto, 25 marzo 1413 – Torrechiara, 1 settembre 1482), un grande condottiero italiano del Quattrocento, conte di San Secondo Parmense, dove si trova la Rocca dei Rossi.

 

Al servizio del duca di Milano Filippo Maria Visconti, combatté cinque volte contro i Veneziani, meritando lodi per il valore dimostrato. Nominato dai soldati capitano, agli ordini di Francesco Sforza  quando nel 1447 cinse d'assedio Piacenza, espugna tutti i castelli e le fortezze che erano state tolte al Comune durante la tirannia di Ottobono Terzi, e quando rientra a Parma viene accolto come «Padre della Patria, autore della libertà parmigiana».

 

Tra il 1448 e il 1460 fa costruire il castello di Torrechiara (allora chiamata Rocca di Torchiara) che domina, dall'alto dello sperone roccioso su cui è appollaiato, tutta la vallata e il piccolo borgo sottostante. 

Questa rocca fu per Pier Maria Rossi e per Bianca Pellegrini da Como un felicissimo nido d'amore ed il castello reca ancora i ricordi di questa grande passione: soprattutto nella celebre "camera d'oro",  la camera da letto completamente affrescata e ricoperta da formelle di terracotta che un tempo erano rivestite d'oro.

In ogni angolo del castello Pier Maria Rossi compaiono testimonianze di questo grande amore ed in ogni angolo possiamo ritrovare  il loro stemma: due cuori avvinghiati con le iniziali dei due amanti e l'eloquente motto: «Nunc et Semper».

 Tante sono le sale che meritano una visita: La sale di Giove, La sala dell’Aurora, la sala del Meriggio e la sala del Vespro, La sala degli Angeli, La sala dei giocolieri ecc...

Ma la più bella è senz'altro la Camera d'oro:

La Camera d’Oro, la più famosa stanza all’interno del castello, occupa l’intero primo piano della torre omonima, quella di nord-est. Era la camera da letto di Pier Maria Rossi, che la fece affrescare dal pittore Benedetto Bembo (1420/30 – 1495) nel 1452. La stanza doveva avere anche funzioni di studiolo privato come sembrerebbe essere dimostrato dalla diversa decorazione presente nella parte dell’angolo a nord- est. Sulle pareti sono dipinte figure storiche e mitologiche con cui Pier Maria condivideva valori e virtù: Sansone ed Ercole, simboli della forza fisica, e Virgilio e Terenzio, simboli dell’importanza della cultura e dell’intelletto. La camera era così chiamata in virtù della decorazione a foglie d’oro che ricopriva le formelle in cotto che rivestono interamente la stanza. La decorazione non è oggi più presente perché all’inizio del XX secolo l’allora proprietario, Pietro Cacciaguerra, asportò l’oro e disperse tutti gli arredi originali. Sulle formelle sono presenti cinque motivi diversi: arabeschi intrecciati su uno sfondo di tralci di mirto, pianta sacra a Venere, dea dell’amore, creano un disegno a scacchiera lungo le pareti. A questi vengono alternati gli stemmi di Pier Maria (il leone rampante)e di Bianca (un castello sull’acqua tra due bordoni da pellegrino), una formella con due cuori sovrapposti sormontati dal motto in latino “digne et in aeternum” e un’altra dov’è rappresentata una M in stile gotico (lettera che per la grafica può ricordare le lettere M e B sovrapposte) con un nastro con la scritta “nunc et semper”, a celebrazione dell’amore di Bianca e Pier Maria. La decorazione della volta è considerata una delle più eleganti e complete rappresentazioni quattrocentesche dell’amor cortese ed è piuttosto insolita, poiché nelle stanze da letto dell’epoca si trovano quasi esclusivamente decorazioni di tipo religioso. Nelle quattro vele della volta a crociera è raffigurata Bianca, identificabile per la veste, il bastone, la conchiglia e le chiavi da pellegrina, per creare un gioco allusivo con il suo cognome, che attraversa uno ad uno tutti i luoghi in cui sorgono castelli del feudo rossiano in cerca dell’amato. Ognuna delle rocche e dei borghi è identificata con il nome, e ricreata con particolari realistici sia per quanto riguarda le strutture sia per l’ambientazione geografica. Nelle lunette laterali viene celebrato l’incontro dei due amanti attraverso quattro scene: nella lunetta est i due si ritrovano colpiti dai dardi di un Cupido bendato, simbolo dell’amore cieco; nella lunetta sud, secondo un rituale cavalleresco, Pier Maria dona la sua spada a Bianca,

  in segno di assoluta sottomissione; nella lunetta ovest Bianca fa dono all’amato di una corona d’alloro, simbolo di fedeltà e di elevazione morale. Nella lunetta nord, l’ultima del ciclo, vengono rappresentati Bianca e Pier Maria affiancati dai rispettivi castelli di Roccabianca e San Secondo, con al centro il Castello di Torrechiara, il loro nido d’amore. Dalla stanza si accede ad una loggia panoramica, realizzata fra il XVI e il XVII secolo, aperta sulla valle sottostante.

Torchiara, frazione di Langhirano, è a 25 chilometri da Parma.

E per finire una leggenda che dovrebbe spingere gli uomini (coraggiosi) a visitare questo castello.

 

La leggenda vuole che nel castello di Torrechiara, durante le notti di plenilunio, in cui la nebbia avvolge il castello, appaia il fantasma di una bellissima duchessa, murata viva dal marito, che vaga nella torre del maniero offrendo baci appassionati agli uomini che la incontrano.

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