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Vi riporto l'articolo di approfondimento di sul sito http://grandimisteri.hostoi.com/ (licenza Creative Commons)

 

La porta magica di Roma

 
Una delle più affiscinanti e sorprendenti testimonianze alchemiche, in Italia, resta ancora oggi la “porta magica” di Roma, sita in un angolo di Piazza Vittorio. La porta magica, o porta dei cieli di Piazza Vittorio, era il misterioso ingresso della villa del marchese Massimiliano Palombara, un uomo dai mille segreti. Si dice che il marchese fosse un personaggio misterioso dedito alla dottrina dell’esoterismo e molto interessato alle pratiche alchemiche.

La porta fu costruita nel 1655, molto probabilmente in seguito all’arrivo a Roma della regina Cristina di Svezia, nota mecenate che finanziò i lavori e molto interessata all’alchimia e alla pratica di trasformare i metalli in oro puro.

La leggenda narra che il marchese Palombara ospitò un giovane milanese, un certo Giuseppe Francesco Borri, che fu scacciato da uno dei collegi dei Gesuiti perchè interessato più alle dottrine dell’occulto che non alla teologia. Il marchese gli offrì un sicuro rifugio e gli mise a disposizione il proprio laboratorio, fornito di ampolle e materiali chimici, affinchè continuasse i suoi studi sulla trasformazione del piombo in oro.

Un giorno , l’alchimista sparì senza lasciare traccia e sul tavolo da lavoro, il marchese trovò diverse pepite d’oro e alcune pergamene su cui erano tracciati segni e formule latine che lasciarono sconcertato il povero Palombara che non fu in grado di interpretarle. Per questo motivo fece incidere sulla porta il contenuto delle pergamene nella speranza che qualche esperto di passaggio potesse offrirgli la spiegazione dei simboli e delle frasi in latino. Inoltre, a guardia della porta, furono poste due statue di Bes, divinità egizia della notte che presiede al divertimento, alla virilità e alla riproduzione.

Passando ad esaminare i segni incisi sulla porta si viene subito colpiti dall’incisione che si trova sul giardino: “VITRIOL“. Non si tratta di una parola, ma in realtà è un codice alchemico. Infatti la parola vitriol sta per “Visita Interiora Terrae Rectificandoque Invenies Occultam Lapidem” che tradotto in italiano diventa: “Visita l’interno della Terra: rettificando troverai una pietra nascosta“. Di particolare interesse risulta essere l’architrave. Nella cornice esterna è incisa un’epigrafe che riporta al concetto della Trinità: “Tre sono le cose mirabili: Dio e Uomo; Madre e Vergine; Trino ed Uno“. Inoltre, sul bassorilievo che sormonta l’architrave si possono osservare due triangoli incrociati che formano una stella a sei punte e cioè il sigillo di Salomone, unione di acqua e fuoco, di spirito e materia. Sulla parte inferiore di questo sigillo si può osservare un cerchio più piccolo con la scritta “Centrum in trigono centri“, sormontato dalla croce dei quattro elementi e con al centro il simbolo solare. Inoltre, in alto sull’architrave vi è l’invocazione allo Spirito Santo, scritta in ebraico: “Ruah Elohim” cioè “Nulla si può operare senza il suo aiuto“. Completano l’architrave e gli stipiti della porta altre scritte, simboli e frasi in latino che narrano gli inizi delle pratiche e dei processi alchemici. Ma sicuramente uno degli enigmi più significativi si trova sulla soglia della porta dove è incisa l’inscrizione latina “Si Sedes Non Is“. Questa è una frase palindroma, cioè che può essere letta sia da sinistra verso destra: “se siedi non procedi“, sia da destra verso sinistra: “se non siedi procedi“.

In questo ultimo caso può essere riscontrato un significato filosofico: infatti si trattarebbe di un invito a non indugiare e di andare avanti nella ricerca fino a scoprire la verità alchemica, forse fino alla trasmutazione dei metalli in oro. Sicuramente, quello della porta magica risulta essere uno dei più affascinanti misteri italiani, che continua a vivere dopo più di tre secoli. Chissà se qualcuno un giorno riuscirà a decifrare i segni lasciati sulla porta e a trasformare i metalli com il piombo in oro, sogno svanito del marchese Palombara.

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