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LE STREGHE DI PIAZZA DELLA VETRA -

Piazza della Vetra - MilanoMilano Esoterica affonda la sua indagine negli archivi della Santa Inquisizione milanese, che nell'attuale piazza della Vetra cominciò a incenerire streghe con quasi un secolo d'anticipo rispetto alla bolla di Innocenzo VIII Summis Desiderantes affectibus, del 1484, che ufficialmente diede il via alla caccia alle streghe.

 

Del resto la città è sempre stata culla di grandi alchimisti e di esperti farmacisti. Luogo di culti magici e luogo celtico per eccellenza. Ed infatti se andate a vedere Palazzo della Ragione in via dei Mercanti , nel cuore medievale della città, troverete scolpito su un capitello un cinghiale. Si tratta di uno dei più visibili segni di un antico culto di origine celtica che onorava l'animale e lo elevava a simbolo di mistiche credenze. D'altra parte non dimenticate che il nome della città può farsi risalire proprio a questo animale dal pelo corto, Medio-lanum, appunto.

 

 

Ma Milano fu anche una città di cavalieri templari e grandi massoni, fino al Risorgimento, quando le società segrete giocarono un ruolo centrale nel processo unitario. Ancora oggi, nascosti allo «sguardo profano», simboli massonici affiorano in monumenti sepolcrali o insegne nobiliari all'ingresso di sontuosi palazzi.

 

Ma ora parliamo di streghe a Milano

 

Il 12 novembre 1641 ebbe luogo l’ultima esecuzione di streghe alla Vetra: Anna Maria Pamolea, la padrona, e Margarita Martignona, la sua serva, finirono la loro tragica vita strangolate e arse sul rogo. Solo due nomi, senza storia, senza che si conoscano nel dettaglio i capi d’accusa.

 

Il periodo nel quale Federico Borromeo fu arcivescovo di Milano (1595-1631) coincise con il culmine della caccia alle streghe a Milano, come del resto in tutta Europa. Il Tribunale dell’Inquisizione, dalla metà del Cinquecento alloggiato a S. Maria delle Grazie, lavorava senza posa per inviare le povere sventurate ai roghi della Vetra. Ci si può rendere conto dell’entità del fenomeno considerando il calendario delle esecuzioni di streghe in questo periodo:

 

 

1599 - 22 dicembre Rogo di Marta de Lomazzi al Ponte Vetero

 

1603 - 10 giugno Vengono bruciate alla Vetra Isabella Arienti, detta la Fabene, e Gabbana la Montina. In questo periodo vi sono altre esecuzioni rimaste anonime.

 

1611 - 21 giugno Rogo alla Vetra di Doralice de’ Volpi.

 

   -  25 giugno Rogo alla Vetra di Antonia de’ Santini

 

  - 29 giugno Il governatore di Milano Juan de Velasco si lamenta per l’inerzia dell’Inquisizione contro le streghe e descrive la gravissima situazione di Milano infestata da streghe e malefiche.

 

1617 - 4 marzo Rogo di Caterina de Medici: per l’occasione viene costruita per la prima volta una baltresca, ossia un palco per l’esecuzione, che consentiva alla grande folla dei presenti di assistere allo strangolamento che precedeva il rogo.

 

1620 - 10 giugno Rogo di Angela dell’Acqua e Maria de’ Restelli.

 

 

Oppure esecuzioni come quelle di certa Sibillia Zanni e Pierina de’ Bugatis impegnate nel misterioso “Gioco di Diana che chiamano Herodiade”, oppure di “Madama Horiente come signora del gioco”.

 

E' questo il periodo dei giochi ed in proposito ricordatevi di visitare il museo di Bergamo con le uniche ed originali carte dei Tarocchi e da qui partire alla scoperta del gioco dei Tarocchi.

 

Ma in particolare cosa sono questi “giochi”.

 

Spesso questi “giochi” traggono origine e si collegano con il bisogno di resistenza sociale che si esprime quindi anche nell'opposizione alla religione dei potenti, vista anch'essa come strumento d'oppressione.

 

Il “Gioco di Diana” o di “Madama Horiente” sembrano prendere vita o almeno spunto da “Aradia o il Vangelo delle Streghe”.

 

 

Il testo si presenta quindi come un vero e proprio vangelo, inverso nel genere (la divinità è donna, come il suo inviato messianico) e nei mezzi di salvezza (uccisione dei potenti, maledizioni, fatture..), ma ricalcato nella forma sulla tradizione orale dei testi del Nuovo Testamento. Così Aradia assicura il riscatto ultraterreno ai poveri e agli oppressi

 

« … Nell'altro mondo conoscerete la gioia; E chi vi ha fatto torto conoscerà invece il dolore… »

 

 

Aradia, o il Vangelo delle Streghe comincia con la nascita di Aradia da Diana e dal fratello di questa, Lucifero, descritto come "il dio del sole e della luna, il dio della luce (splendor), tanto orgoglioso della sua bellezza, che per il suo orgoglio fu scacciato dal paradiso. Il discorso si sposta poi sulla situazione di oppressione sociale dei poveri dell'epoca che per sfuggire alla schiavitù dei ricchi e dei potenti spesso si trasformavano in briganti e assassini. Aradia viene quindi inviata in loro soccorso come maestra di arti stregonesche e protettrice.

 

 

Insomma, i registri dei processi sono colmi delle più disparate confessioni, spesso estorte con l’uso della tortura. C’è persino il celebre caso di Guglielmina Boema, morta e sepolta come santa nel 1281, dissepolta e bruciata come eretica a Piazza Vetra nel 1300 insieme alla sua seguace, ancora viva, Manfreda!

 

 

Ma torniamo alla Vetra: luogo mefitico fin dall’antichità, per le acque impaludate e maleodoranti nella depressione oggi occupata dal parco, tra le due basiliche di S. Lorenzo e S. Eustorgio, è sempre stato il cuore di un’area popolare, densamente abitata, e irrorata di canali, rogge e acque putride.

L'Italia è ricca di luoghi magici dove le streghe hanno lasciato un'impronta ed è sorta una legenda, dalla liguria con il suo paese delle streghe o la toscana con un vero e proprio museo delle streghe o la campania con il famoso mandorlo sotto al quale si svolgevano i loro sabba infernali. Tante legende ma spesso solo racconti di povertà, sopprusi ai danni delle donne e mezzo di coercizione e distrazione di massa.

Ma chi sono queste cosiddette streghe? Erano per lo più donne che vivevano ai margini della comunità professando un’arte medica di rango inferiore; guaritrici che si servono di una conoscenza segreta dei poteri delle sostanze naturali, ma sono anche in grado di fornire filtri d’amore o veleni che, accompagnati da rituali magici, possono colpire i nemici dei loro clienti. Spesso relegate in una posizione marginale, queste donne trovano nei loro poteri una capacità di rivalsa, soprattutto nei casi di condanna sociale per deformazioni, gravidanze illegittime, epilessia, ecc. La Chiesa afferma la presenza del demonio in tutti gli aspetti della stregoneria e, attraverso il potente strumento teorico del Martello delle streghe, legittima ed esige processi e roghi.

 

Il processo più noto fu quello a Caterina de Medici, accusata di aver fatto malefici al suo padrone, il senatore Melzi. Negli atti processuali compaiono tutte le figure che componevano il panorama demoniaco del tempo: la fattucchiera con i suoi filtri e veleni; la strega volante che partecipa al "barilotto" (il nome del sabba il Lombardia); il diavolo seduttore e tiranno che esige patti di sangue e delitti efferati; l’inquisitore che trasforma la propria impotenza terapeutica in una diagnosi "teologica"; l’esorcista che si sostituisce al medico nel tentativo di curare le malattie di origine diabolica; il capitano di giustizia che attraverso la tortura costringe la vittima a coinvolgere nel processo il maggior numero possibile di altre persone; e infine gli accusatori, parenti e amici delle vittime, spesso i veri promotori della tragedia, che dietro il loro zelo nascondono frequentemente il timore di concreti danni economici o la speranza di qualche guadagno.

I roghi milanesi si conclusero nel 1641 in modo tragicamente grottesco: la corda con la quale un boia maldestro tentò di impiccare Anna Maria Pamolea e la sua serva Margherita prima di bruciarle si spezzò due volte di seguito. Il Registro delle sentenze capitali a questo punto si dimentica delle condannate per raccontarci l’epica lite tra il boia e un cavaliere della Confraternita di San Giovanni Decollato in merito alla "professionalità" del boia.

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