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 A volte si trovano nessi e rapporti, storie e significati in leggende all'apparenza superficiali. 

 

Abbiamo già affrontato, in passato, l'argomento dello sfruttamento e quindi della violenza sulle donne raccontantovi la storia di Donna Olimpia Maidalchini in Pamphili, la Papessa, e del paese di San Martino al Cimino.

 

Adesso ci capita tra le mani una leggenda che racconta la storia di un rapporto tra uomo e donna, della magia della MAGADA. 

La Magada che è una strega d'acqua, una figura  complessa che deriva da una primigenia divinità femminile, dominatrice degli elementi e del ciclo della vita, la cui ambivalenza (datrice di morte e generatrice di vita) ha originato, in diverse mitologie, figure femminili di segno diametralmente opposto (la fata e l'orrida megera di grotte ed anfratti, antenata della strega). Ciò spiega come il tema della Magada abbia dato vita, come in quel di Teglio, a leggende nelle quali la strega si presenta come incarnazione dell'orrido più profondo (divoratrice di bambini) e come avvenente fanciulla che danza presso il corso d'acqua.
Per un ulteriore approfondimento potete consultare altri articoli pubblicati su questo sito come "Le origin
i dei Serpari di Cucullo" oppure "Il ciclo del piccolo popolo" nello Spazio di Beatrice

 

Questa (che solo pochi avranno la pazienza di leggere  ), è una delle  leggende più note della Lombardia, che qui riportiamo anche per riaffrontare il grave ed ancestrale problema del rapporto uomo/donna, il problema del femminicidio: la leggenda della Valle della Maga

 

E' una classica leggenda delle valli che ci lascia un messaggio di come possa essere visto e vissuto il rapporto tra uomini e donne, nella cultura delle valli e non solo.  

 

Ma iniziamo la storia

 

Si credeva che il primo gennaio fosse uno di quei giorni nei quali le streghe si ritrovavano per il sabba.


Dalla bella piana di Teglio, scende, verso sud-ovest, una modesta vallecola, chiamata valle della Magàda, o anche valle della Maga, che corre ad oriente della più importante e grande valle della Rogna, quasi parallela a questa. E’ una valle che passerebbe del tutto inosservata, se non fosse che il torrentello, in un punto, si inforra fra rocce strapiombanti, e per un tratto corre nascosto fra le due pareti strette e dirupate.


Nei nascosti recessi della valle si credeva vi fosse un covo di streghe (magàda, cioè maliarda, operatrice di malefici, secondo il nome popolare che nel luogo si dà alla strega). V'era la credenza che il primo giorno dell’anno le streghe se ne uscissero tutte insieme, dandosi convegno con altre streghe ed abbandonandosi alle folli danze ed ai turpi riti del sabba (o, come meglio si dovrebbe dire, della sabba, detta anche ridda o gazzarra), nei prati e nelle selve vicine. Quello che avreste potuto vedere non era certo bello come "la corsa delle fate sul monte Civrari
"

 

Si raccontava che le streghe scendessero fino al Dosso Bello (Dusbél, Dossum Bellum), che costituisce il fianco orientale della bassa valle della Rogna, ad est della chiesa di San Bartolomeo a Castionetto di Chiuro, nella zona della Fràcia.

 

Si diceva, però, che non fossero solo repellenti megere ma, a volte avvenenti fanciulle, che il primo giorno dell’anno si davano convegno danzando, ìlari e spensierate, come negli antichi riti pagani.

 

Si racconta che Giovannino, figlio di una povera vedova, Maria, proprio il 1 di gennaio, mentre portava al pascolo le sue pecorelle si avvide che in un prato vicino alla valle della Maga la neve sembrava essersi ritirata, lasciando scoperta un’ampia porzione di prato, sulla quale si erano avventate le pecore, avide di erba fresca.
Ma le sorprese erano solo all’inizio: d’improvviso, come dal nulla, apparvero tre bellissime fanciulle, che gli si avvicinarono mostrando di gradire molto la sua presenza.

 

Una, in particolare, la più giovane, con una grazia ed una soavità che rapirono il ragazzo, gli dimostrò tutta la sua simpatia, elargendo sorrisi che si impressero indelebilmente nel suo cuore. Il tempo volò e venne, ben presto, la sera, in quello che era uno dei giorni più corti dell’anno: con essa venne anche, per le fanciulle, il momento di prendere congedo.

 

Incuranti delle suppliche di Giovannino, che desiderava che lo seguissero nella sua casa, si mossero per andare, ma la più giovane, prima di scomparire, gli diede l’arrivederci al primo giorno dell’anno successivo.
Tornato a casa
raccontò l’accaduto alla madre che gli insegnò come rapire la strega. Bastava scagliarle contro il cappello e colpirla, per poi andarsene: la strega sarebbe, allora, stata costretta a seguire il suo possessore, per restituirglielo e, una volta entrata nella sua casa, sarebbe dovuta rimanere per sempre al suo servizio.

A Maria non pareva vero di poter avere una nuora docile ed obbediente: ormai gli anni avanzavano, e le energie venivano rapidamente meno. Così, all’approssimarsi dell’inverno, Giovannino segui le istruzioni della madre e riusci a catturare la bellissima giovane che non potè far altro che rassegnarsi a quella nuova vita, ma ammonì Giovannino con queste parole: “Tu avrai la moglie più bella che pastore abbia mai avuto, e la tua casa sarà felice e prospera, allietata dal sorriso dei bambini; io sarò una moglie fedele e devota, paziente ed attenta; potrai anche picchiarmi, nei momenti d’ira, ed io saprò sopportare; una sola cosa, però, non potrai mai fare, colpirmi con un manrovescio: se farai questo, mi perderai per sempre”. Egli giurò e spergiurò che mai e poi mai gli sarebbe venuto in mente di farle del male, perché l’amava profondamente ed era la gioia dei suoi occhi.
La giovane divenne così sua moglie, e gli diede presto due splendidi gemelli, un bambino ed una bambina, che diffusero nella casa la gioia. Crebbe anche la prosperità, e tutto sembrava andare per il meglio. Ma la stoltezza, vera tragedia della condizione umana, impedisce all’uomo di apprezzare i beni che possiede, dopo che li ha tanto desiderati: così anche l’amore di Giovannino per la moglie cominciò, dopo qualche anno, ad affievolirsi, nella stessa misura in cui cresceva, invece, quello per i figli, che venivan su belli e vispi.
Egli si mostrava sempre meno affettuoso verso di lei, ed aumentavano le occasioni nelle quali la trattava con una freddezza che, ben presto, si tramutò in asprezza. E così venne anche il primo schiaffo, per una minestra troppo salata.  

 

 

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Superata quella soglia, Giovannino non seppe più frenarsi: era diventato duro nei suoi confronti, ma la moglie sopportava sempre, senza mostrare segni di insofferenza. Finché, un giorno, egli tornò a casa e, accortosi che non era stato ancora acceso il fuoco per cucinare la cena, non stette neppure ad ascoltare le giustificazioni della donna, che aveva avuto il suo bel daffare nell’intera giornata, e la colpì con il dorso della mano, girandosi, poi, per accendere il fuoco. Quando si volse di nuovo verso di lei, si accorse che era sparita.
La cercò in tutta la casa, ed anche fuori, chiese ai bambini ed all’anziana madre, chiese anche in paese, ma nulla: di lei si era persa ogni traccia. Si ricordò, allora, delle sue parole, e comprese che quel che aveva fatto. Troppo tardi: passarono settimane e mesi, ma lei non tornò più. Tuttavia accadeva nella casa qualcosa di prodigioso: quando l’uomo tornava, la sera, dai campi, trovava tutto in perfetto ordine, come se la moglie fosse ancora in casa. La madre, che aveva ormai perso totalmente la sua lucidità per l’età avanzata, non sapeva dire cosa accadesse, mentre i figli, interrogati, rispondevano, candidi, che era la cara mamma a fare tutti i lavori domestici.
Giovannino non era più lui: la misteriosa presenza della moglie ed il peso della solitudine lo inasprirono al punto da fargli perdere le staffe anche nei confronti dei figli, che una volta, per una lieve mancanza, giunse a percuotere. Perse, così, anche loro, perché subito scomparvero alla sua vista, lasciandolo nell’autentica disperazione. Quell’anno disgraziato perse anche la madre, che morì di vecchiaia.
Rimasto completamente solo, pensò che così non poteva continuare a vivere: doveva riavere a tutti i costi la moglie ed i figli. Attese, quindi, il primo dell’anno: erano passati dieci anni esatti dal primo incontro con le tre fanciulle. Ma quel giorno era ben diverso: non c’era il sole a diffondere la sua luce nella fredda aria di gennaio. Un cielo plumbeo incombeva sul paese ancora assonnato, scaricando sulle pigre case la neve, che cadeva a larghe
falde. Ma Giovannino non dormiva e, sul far del giorno, si recò nel prato legato a così cari ricordi. Ma non accadde ciò che sperava, non comparve nessuno, nulla ruppe il tetro silenzio del luogo. Attese, ed attese ancora, poi, vinto dalla disperazione, si avvicinò al dirupo nel quale sprofondava il torrente e vi si gettò Lo cercarono, il giorno successivo, e, seguendo le sue orme, capirono quello che era successo, ma nessuno osò avventurarsi fra le rocce della forra per recuperare il cadavere dell’infelice.

 

Cosa rimane di questo racconto ? Il povero infelice che disperato si getta dal dirupo o la povera donna ed i poveri figli picchiati dal marito violento ?

 

Cosa si vuol subdolamente far credere che sia lecito ? Che alla donna si possono pur dare dei ceffoni ma non troppi e neanche tanto forti (il malrovescio) mentre l'uomo, poverino, soffre senza la sua donna ... la sua fattrice, la sua schiava.

 

Ed allora donne...se l'uomo vi tratta male lasciatelo, fuggite via perchè a soffrire sarà solo lui.

 

Ma lasciamo i discorsi seri ed ora parliamo della figura della Magada che è una strega d'acqua.

 

La Magada è una figura  complessa che deriva da una primigenia divinità femminile, dominatrice degli elementi e del ciclo della vita, la cui ambivalenza (datrice di morte e generatrice di vita) ha originato, in diverse mitologie, figure femminili di segno diametralmente opposto (la fata e l'orrida megera di grotte ed anfratti, antenata della strega). Ciò spiega come il tema della Magada abbia dato vita, come in quel di Teglio, a leggende nelle quali la strega si presenta come incarnazione dell'orrido più profondo (divoratrice di bambini) e come avvenente fanciulla che danza presso il corso d'acqua.
Per un ulteriore approfondimento potete consultare altri articoli pubblicati su questo sito come "Le origin
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Spunti tratti dal sito www.paesidivaltellina.it di Massimo dei Cas

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