Luoghi e Misteri    

I luoghi ed i Tesori delle valli Valdesi - monte Vandalino


I luoghi della chiesa Valdese, tesori in PiemonteLa cittadina di Torre Pellice è dominata a occidente dal Vandalino, un monte dalle forme così caratteristiche da essere ritenuto, per molto tempo, un vulcano.

 

La credenza era così diffusa che dopo il fortissimo terremoto del 1808, che sconvolse gran parte del territorio, furono inviati studiosi ed esperti sulla sua cima per accertare che l’evento non avesse causato l’apertura di crateri.

 

Il panorama che da questo monte si può ammirare è bellissimo e la vista spazia come non mai sulla pianura e sulle cime circostanti.

 

Si possono fare delle belle passeggiate lungo i sentieri che si snodano attraverso la Val Pellice ed osservare sulle pareti rocciose, che aggettano verso ampi panorami, "le coppelle ", incisioni profonde dai 3 ai 6 cm scolpite su rocce.

 

Non si conoscono per certe le origini di queste "coppelle" ma è noto che l’area della Val Pellice fu abitata sin dal Neolitico; fu lo studioso valdese Silvio Pons il primo che, negli anni Trenta, si occupò delle incisioni rinvenute nell’intera fascia altitudinale che va dai 600 ai 2300 m di quota e quasi tutte esposte in direzione Est o Sud-Est. Questa posizione ha fatto nascere l’ipotesi di un collegamento con riti di adorazione del Sole, specialmente rivolti al Sole nascente, col significato del risorgere periodico della vita. Se ne contano a migliaia sul versante Est del Monte Vandalino, sulla cima Gardiola e nel vallone di Subiasco.

 

Nelle vicinanze di Villar Perosa possiamo trovare il “Roccio d’la Fantina”, un masso su cui sono incise coppelle e tracciati dei misteriosi simboli, ancor più misteriosi e più magici, non fosse altro che per la leggenda che li circonda.

 

Questi simboli dicono siano una mappa e chi riuscirà a decifrarli troverà tutti i tesori nascosti nella vallata.

 

La leggenda non è infondata perchè la zona fu spesso soggetta a scorrerie ma qui è necessario rifare un piccolo ripasso di storia.

 

La Val Pellice, insieme alla Val Chisone ed alla Val Germanasca, sono i luoghi di origine della confessione Valdese.  Qui nel XII secolo nacque e si diffuse la Chiesa Evangelica Valdese. Da queste zone partirono "I poveri di Lione" che più tardi furono chiamati Valdesi.

 

Come potete immaginare, la chiesa ufficiale cattolica non accettò di buon grado questa scissione e nei secoli reagì con una forte opposizione che si tradusse in scomuniche e persecuzioni.

 

Per sfuggire a queste persecuzioni, ma anche per difendersi dalle varie scorrerie a cui era soggette queste valli per via della loro posizione di collegamento e di transito, le popolazioni adottarono vari strategemmi di cui alcuni molto particolari.

 

«Nella descrizione delle Valli Valdesi posta in apertura alla sua Histoire générale, Jean Léger [1680] descrive la presenza, in una cengia o balza del «Rocher du Vandalin» - di una caverna scavata nella roccia, «par la nature & par l’art», più o meno rotonda e con una volta simile a quella di un forno, grande a sufficienza da poter accogliere dalle tre alle quattrocento persone, dotata di più stanze, di una fontana e di un forno da pane, in cui crescono alcuni alberi e in cui si trovano i resti di un’antica madia e di un armadio. In essa non si può entrare che dall’alto – scrive Léger – da un foro, da cui passa solo una persona per volta, scendendo grazie a scalini tagliati en ce Rocher e che dunque può essere difesa da un solo uomo, armato di picca o albarda, in grado di difendersi da «une armée toute entière». Perfetta ai limiti dell’improbabile, questa grotta naturale, ma adattata dall’uomo, non è che una delle tante descritte dagli storici valdesi, a partire dal Miolo che, nel 1587, aveva messo inevidenza che nelle Valli, i Valdesi «hanno di caverne et balme rifugio sicuro, le quali sono inaccessibili, et di lor natura difendibili».

 

Viene da immaginarsi, quindi, che in questi luoghi la popolazione custodisse e nascondesse i propri tesori.

 

Ma torniamo al nostro “Roccio d’la Fantina”, Perchè si chiama così ?

 

Le Fantine erano le fate custodi che popolavano le valli e come tutte le fate, vivevano nei luoghi meno accessibili al genere umano, in grotte sperdute sulle montagne (come nella grotta di Angera ?) oppure sulle rive dei laghi o nel folto dei boschi.

 

Ma erano veramente fate ?

 

Si narra che sulla Roccia d’la Fantina la notte del 24 giugno, la notte di San Giovanni, la notte delle streghe, la notte magica per eccellenza, la notte in cui preparare incantesimi e pozioni (qui potrai leggere le curiosità e le magie delle erbe),  una Fantina chiamasse i giovani facendo dondolare il suo magico fuso, dispensatore di felicità per chi l’avesse toccato. Ma quale fine facessero i giovani non è dato di sapere.

 

Ma forse la leggenda è solo un modo per raccontare il mestiere più antico del mondo....

 

No! non è quello a cui avete pensato..... mi riferivo alla magia, se volete in tutte le sue forme.

 

Per scoprire altri posti magici andremo nei territori marchigiani ma bisogna munirsi di una “palla simpatica”, se non l'avete vi indicheremo come costruirla....nel prossimo articolo.

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