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I Castelli misteriosi del veneto

 

Castello di Monselice

Castello di Monselice

Questo imponente castello, ai piedi del colle della Rocca, sarebbe abitatoa da due fantasmi: quello di Avalda, uccisa dal marito Azzo d'Este a causa del suo travolgente amore per un trovatore (o secondo altre versioni per Ezzelino da Romano), e quello di Jacopino, reggente della città, morto nella prigione del castello dopo 12 anni di ingiusto isolamento (con lui morì ache la sua amante Giuditta).

Il Castello di Monselice è suddiviso in 4 nuclei principali, edificati e ristrutturati tra l'undicesimo e il sedicesimo secolo. Entrando nella Corte Grande sulla destra troviamo la parte più antica, il Castelletto con l'annessa Casa Romanica, edificati tra l'XI e il XII secolo. Sulla sinistra sorge la massiccia sagoma della Torre costruita da Ezzelino da Romano nel XIII secolo. Al centro, come nucleo di collegamento fra i due edifici esistenti, viene realizzato nel XV secolo il Palazzo Marcello.

 

 

 

CASTELLO DEL CATAJO - BATTAGLIA

 

Possente residenza-fortezza fatta erigere da Pio Enea I degli Obizzi, inventore di un'arma da guerra che ancora oggi porta il suo nome: l'obice. Pare che in questo maniero vaghi cercando pace lo spettro di Lucrezia Dondi, moglie di Pio Enea II, assassinata nella sua camera da letto durante la notte del 15 novembre 1654 dopo aver respinto per l'ennesima volta le avances di un suo pretendente. Si racconta che lo spettro di Lucrezia si aggiri inquieto per le stanze dell'ultimo piano, mostrandosi spesso alle finestre vestito con un abito azzurro. Sul luogo del delitto è ancora visibile il sangue che ella versò dalla gola quando venne uccisa.

 

 

 

Ruderi Castello di Speronella a Rocca Pendice – Teolo

Nei Colli Euganei, nelle vicinanze di Teolo, tra le macerie di questa strategica fortezza eretta sul finire del IX secolo a difesa delle vallate attigue, ci si può imbattere nel Fantasma di Speronella Delesmanini. Rapita dal conte Pagano, vicario agli ordini di Federico Barbarossa, fu qui rinchiusa e venne successivamente liberata dai padovani durante la rivoluzione del 23 Giugno 1165.

 

 

Castello di s. Zeno, Montagnana

All’arrivo delle truppe della Serenissima Repubblica di Venezia nel 1405, Tommaso da Mantova, che era Podestà cittadino per conto di Francesco Novello Da Carrara, rifiutò di seguire il suo popolo nella dedizione alla Dominante, e preferì restare fedele al suo signore fino all’ultimo asserragliandosi con pochi fedelissimi all’interno della Rocca degli Alberi, fortezza inespugnabile voluta da Francesco il Vecchio Da Carrara nel XIV secolo. Riuscì a resistere per alcuni giorni, fino a che il castello fu occupato e Tommaso, caduto vittima di una rivolta popolare, fu giustiziato. Il suo fantasma ancora infesta le sale del Castello di San Zeno, accendendo e spegnendo luci fatue nelle antiche stanze e soprattutto lungo le scale dell’antico Mastio voluto nel 1242 dal tiranno Ezzelino III Da Romano. Rumori provenienti dal nulla, luci che si accendono e si spengono senza motivo, rumori inspiegabili...ma non è tutto. Un paio di anni fa, un team di parapsicologi affiancati da un sensitivo, intenzionati a rilevare presenze di fantasmi nel cortile interno del castello con una sofisticatissima apparecchiatura infra-red hanno ripreso in modalità video una sagoma eterea. Si trattava all’apparenza di una dama, che pareva apparsa intenzionalmente come a voler dare una dimostrazione della propria esistenza in loco, un fugace saluto prima di sparire con estrema grazia tra le sale antiche del museo civico ospitato nel castello.

 
 

Castello di Valbona
Nel Castello di Valbona siamo in presenza di una triste storia di amore contrastato. In quello che oggi è un rinomato ristorante, si aggira ancora la giovane figlia di Germano Ghibelli, morta di disperazione per non aver potuto sposare l’uomo che amava.

Durante la primavera del 2008, nella frazione di Valbona, si è costituito il comitato "Comitato San Rocco - Valbona - che si è impegnato nell'organizzare la sagra paesana in onore del Santo patrono (San Rocco), inserita nella suggestiva cornice del castello medievale.

La festa si svolge da tempo immemore, nei giorni di ferragosto, e vi è stata recentemente affiancata una manifestazione chiamata "Ritornando al medioevo", con sfilate in costume medievale

 

 

Torre di Malta, Cittadella

Nessun fantasma qui, ma la memoria che un tempo fu un’orrida prigione voluta da Ezzelino da Romano nel 1251. I cronisti del tempo scrissero che i prigionieri venivano inviati al castello con i piedi legati sotto il ventre dei cavalli e, quivi giunti, calati nel sotterraneo della torre e lasciati morire di fame, tra crudeli tormenti. Nel 1256, quando Ezzelino fu cacciato da Padova, i cittadellesi aprirono le porte a Tiso di Camposampiero che liberò alcune centinaia di prigionieri, fra i quali anche donne, ridotti in miserabile stato; i partigiani di Ezzelino, invece, sospinti in un cortile, furono massacrati. Alcuni versi di Dante avallano il tragico racconto.

La città, con la sua splendida cinta muraria, sorse nel 1220 per volontà del comune di Padova. Da allora, gli elementi più caratteristici della cittadina furono proprio l'eccezionalità dell'anello murario e la posizione strategica, ricoperta nell'ambito del territorio padovano. Fin dall'età del bronzo risulta documentata la presenza dell'uomo nella zona in cui sorse Cittadella, mentre in epoca romana fu interessata da un importante agro centuriato, che aveva come decumano massimo la via Postumia, costruita nel 148 a.C.

Di particolare interesse la cerchia murata che circonda Cittadella (1220 d.C.) ha forma di ellisse irregolare e con l'abitato costituisce un complesso organico del più alto interesse storico, non solo per gli studi sui castelli ma anche per quelli di urbanistica. Lo spazio interno che le mura delimitano è ordinato da due traverse che raccordano le quattro porte con il centro, dividendo l'abitato in quartieri, a loro volta suddivisi a scacchiera dalle caratteristiche stradelle.
La cortina murata comunica con l'esterno attraverso quattro ponti in corrispondenza delle porte (a loro volta costruite sui quattro punti cardinali), rivolte verso le vicine città di Padova, Vicenza, Bassano del Grappa e Treviso (di qui la denominazione Porta Padovana, Porta Vicentina, Porta Bassanese, Porta Trevisana). I ponti levatoi, mantenuti in servizio fino al secolo XVI, gradualmente vennero sostituiti con altri in muratura.

 

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