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 Il palazzo della Zisa

 (dall’arabo al-Azīza, ovvero "la splendida") - Palermo

 Secondo la testimonianza di Romualdo di Salerno, il re volle questo castello come "sollatium" (luogo di piacere) e "lo circondò di magnifici alberi da frutto e di bellissimi giardini che rese ameni con vari corsi d'acqua e grandi vasche per pesci".

Secondo un'iscrizione in caratteri cufici, conservata nel muretto d’attico del palazzo, si può far risalire al  1175 la data di completamento dei lavori del sollatium reale.


I primi sostanziosi interventi di restauro furono eseguiti negli anni 1635-36, quando Giovanni de Sandoval acquistò la Zisa.

Successivamente, nel 1806, la Zisa pervenne ai Principi Notarbartolo, rappresentanti della più antica nobiltà siciliana ed eredi della Casa Ducale dei Sandoval de Leon, famiglia a cui il Re di Spagna aveva concesso nel 1672 il titolo di
 Principe della Zisa.

Nel 1955 il palazzo fu espropriato dallo Stato. L'assenza di lavori di restauro portarono a 15 anni d’incuria ed abbandono cosicchè nel 1971 l’ala destra crollò. Il progetto per la ricostruzione strutturale, il restauro filologico e la fruizione, venne affidato al Prof. Giuseppe Caronia, il quale, dopo circa vent'anni di appassionato lavoro e rilettura integrale, nel giugno del 1991, restituì alla storia, uno dei monumenti più belli e suggestivi della civiltà siculo normanna.

Attualmente la Zisa ospita il Museo d'Arte Islamica con numerose ceramiche del'XI e XIII secolo, vasi di ottone battuto lavorati a niello e risalenti al XIII e XV secolo, legni egizi di epoca

 

L'elemento architettonico più caratteristico è senz'altro la Sala della Fontana.

 

Nella nicchia sull’asse dell’ingresso principale si trova la fontana sormontata da un pannello a mosaico su fondo oro, sotto il quale scaturisce l’acqua che, scivolando su una lastra marmorea decorata a chevrons posta in posizione obliqua, viene canalizzata in una canaletta che taglia al centro il pavimento della stanza e che arriva alla peschiera antistante.

Facevano parte del complesso monumentale normanno anche un edificio termale, i cui resti furono scoperti ad ovest della residenza principale durante i lavori di restauro del palazzo, ed una cappella palatina posta poco più ad ovest.

Il Castello della Zisa era un vero paradiso e sorgeva fuori le mura della città di Palermo, all’interno del parco reale normanno, il Genoardo (dall’arabo Jannat al-ar ovvero "giardino o paradiso della terra"), che si estendeva con splendidi padiglioni, rigogliosi giardini e bacini d’acqua da Altofonte fino alle mura del palazzo reale.

Ma come può esserci un paradiso terrestre senza diavoli ? ed infatti
all’entrata della Zisa sono dipinte delle figure mitologiche chiamate "diavoli" disposti in un modo tanto particolare da renderne impossibile il computo.

Chi li guarda nel giorno della festa dell’Annunziata (25 di marzo) vede che essi si muovono e non si finisce mai di contarli. C’è chi dice siano tredici, chi quindici, chi di più, nessuno è mai riuscito a sapere con esattezza quanti siano.

Ma perchè questa difficoltà ?

La leggenda racconta che il palazzo nasconda il tesoro dell' Imperatore costituito da un forziere pieno di monete d'oro. Per tutelare questo tesoro fu fatto un incantesimo. A tenere l’incantesimo, a guardia del tesoro, ci sono appunto questi Diavoli che lo proteggono dai Cristiani.

La leggenda dice che chi sarà in grado di contare il numero esatto dei diavoli raffigurati , diventerà immediatamente ricco.

 

Nessuno finora sembra riuscito a contarli, tuttavia temo che la soluzione di questo problema fornisca solo il primo indizio nella ricerca del tesoro.

Vi ricordate la scritta a caratteri cufici che riporta la data di completamento del castello ? Bene ! questa è posta sulla cornice in alto a chiudere la costruzione e, tra l'altro, riporta un' iscrizione dedicatoria purtroppo oggi molto lacunosa e solo in parte tuttora visibile nel muretto d’attico del palazzo.  Questa scritta stranamente non indica il nome del re fondatore del castello, come è usanza,  ma sembra riportare un segreto o un'indicazione che purtroppo oggi è solo in parte leggibile perchè è stata tagliata ad intervalli regolari nel tardo medioevo, quando la struttura fu trasformata in fortezza


Forse unendo i vari indizi, compresi quelli che lo collocano nella cripta, sarà possibile risalire al luogo dove è nascosto il tesoro.

Comunque se andate a Palermo non vi potete perdere questo tesoro architettonico.

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